Smile project
JED - Journal of Evolutionary Dentistry
  HOME   CONTENTS  NEWS  E-MAIL
     
HOME
CONTENTS
NEWS
E-MAIL

Nuovo materiale estetico per il restauro dei settori posteriori: valutazione della durezza di superficie e della profondita' di polimerizzazione

Marco Lombardini, Claudio Poggio
Universita’ degli Studi di Pavia
Dipartimento di Discipline Odontostomatologiche “Silvio Palazzi”
Insegnamento di Odontoiatria Restaurativa
Titolare: Prof. Claudio Poggio

Introduzione
Le resine composite fotopolimerizzabili sono largamente utilizzate in campo odontoiatrico: la conoscenza dei meccanismi della loro polimerizzazione offre all'operatore la possibilità di controllare le proprietà del materiale che viene posto in cavità.

L'efficacia e la completezza della polimerizzazione dipendono da una serie di fattori: dimensioni delle particelle del riempitivo, colore e translucenza della resina composita, potenza e intensità della fonte luminosa, tempo e distanza di irraggiamento, direzione del fascio di luce, spessore dello strato di materiale da polimerizzare, interposizione di strutture dentali.

La contrazione da polimerizzazione dei compositi è responsabile della fessura dente-otturazione che viene inevitabilmente invasa dai fluidi orali: i batteri possono così raggiungere i tubuli dentinali, provocando carie secondarie e possibili infiammazioni della polpa (1,2, 3).

Per cercare di ridurre lo stress da contrazione sono state introdotte in odontoiatria nuove fonti luminose (arco-plasma, Led) che si affiancano a quelle alogene tradizionali. Parallelamente, accanto alla fotopolimerizzazione continua (tradizionale) sono state proposte metodiche alternative: graduale, incrementale, a impulsi, rapida (4,5,6).

In letteratura i pareri circa la reale efficacia di queste metodiche sono discordanti: recentemente alcune ricerche (7,8) hanno messo in dubbio la validità della tecnica incrementale. Con l'analisi degli elementi finiti è stato evidenziato che la contrazione della resina composita è minore se la cavità viene otturata con un unico incremento di materiale.

La principale problematica connessa a questa metodica è la capacità della lampada fotopolimerizzatrice di portare a indurimento spessori di resina composita superiori a 2 mm (9).

La nostra ricerca si pone l’obiettivo di valutare la durezza di superficie e la profondità di indurimento di una resina composita per settori posteriori di nuova concezione (Quixfil/Dentsply-DeTrey). Come controllo è stato utilizzato un composito microibrido (Esthet·X/Dentsply-DeTrey).

Materiali e Metodi

L’indagine è stata condotta utilizzando una lampada fotopolimerizzatrice programmabile (Elipar Trilight 3M-ESPE) (fig. 1), applicando un'intensità luminosa costante di 800 mW/cm².


Fig. 1 Elipar Trilight 3M-ESPE

L’intensità è la densità di energia (o di luminosità) del polimerizzatore ed è espressa in milliWatt al centimetro quadrato (mW/cm²); si calcola dividendo la potenza del polimerizzatore per l’area della punta. Durante ogni fase della sperimentazione l’intensità luminosa è stata controllata tramite radiometro (Demetron Research Corp.).

Resine composite testate
Quixfil (Dentsply-De Trey). È un nuovo composito fotopolimerizzabile concepito specificamente per i restauri diretti nei settori posteriori (Classi I e II di Black). Presenta un'elevata radiopacità ed è disponibile in un’unica colorazione. La matrice resinosa contiene resine dimetacrilate (Bis-EMA, UDMA, TEGDMA e TMPTMA), il fotoiniziatore (canforo- chinone) e l'acceleratore (etil-4-dimetilamino benzoato).
Le proprietà fisiche di Quixfil sono riassunte nella figura 2 (dati forniti dalla ditta produttrice).


Fig. 2 Proprietà fisiche della resina Quixfil

Secondo quanto affermato dalla ditta produttrice, l'elevata percentuale di riempitivo dovrebbe fornire una ridotta contrazione da polimerizzazione ed una profondità di indurimento nettamente superiore (4 mm) rispetto a quella delle resine composite presenti sul mercato. Queste caratteristiche consentirebbero al materiale di essere introdotto in cavità e polimerizzato in un unico incremento, con notevoli vantaggi dal punto di vista clinico. Anche i tempi di polimerizzazione consigliati risultano notevolmente ridotti: 20 secondi con una lampada della potenza di 500-800 mW/cm², 10 secondi con una lampada della potenza di 800 mW/cm² o superiore.

Esthet·X (Dentsply-De Trey). Si tratta di un composito microibrido e radiopaco, per restauri su denti dei settori anteriori e posteriori. Presenta una percentuale di riempitivi inorganici pari al 60% in volume e al 77% in peso; è disponibile in una vasta gamma di colori.

I dischetti campione per i test valutativi sono stati allestiti utilizzando stampi ad anello tagliato in ottone (provini cilindrici), aventi le seguenti dimensioni: diametro esterno 6 mm, diametro interno 4 mm, profondità 4 mm. I compositi sono stati inseriti in ogni stampo (precedentemente collocato al di sopra di una piastra di vetro) con una spatola di Heidemann e compattati con un otturatore cilindrico non zigrinato; una volta ottenuto il riempimento si è posta al di sopra una seconda piastra di vetro ed esercitando una modica pressione, si è asportato il materiale in eccesso. I campioni di ciascun materiale sono stati suddivisi in due gruppi e polimerizzati da un solo lato (lato A) all’intensità luminosa costante di 800 mW/cm², rispettivamente per 10 e 20 secondi, tenendo l’estremità del puntale ad 1 mm dalla superficie del materiale. In questo modo si sono ottenuti dischetti campione (dieci per ogni prova da effettuare), identici per peso e dimensioni. I provini sono stati realizzati 24 ore (10) prima dell’esecuzione della prova e sono stati conservati in ambiente buio a 20 °C. Okada e coll. (11) hanno infatti dimostrato che le reazioni chimiche di indurimento risultano complete un giorno dopo la fotopolimerizzazione della resina composita.

La durezza è la proprietà che hanno i materiali di resistere alla penetrazione di un corpo ‘duro’ e può essere definita come la proprietà intrinseca che permette ad un materiale di resistere ad una deformazione elasto-plastica (12).
La durezza rappresenta inoltre l’attitudine di una struttura ad essere rifinita, nonché la sua resistenza alla scalfittura nel corso della funzione; le scalfitture possono compromettere la resistenza a fatica e portare a frattura prematura (13).

La durezza influenza quindi altre proprietà fisiche quali quelle meccaniche di resistenza alla compressione e di resistenza alla trazione e la proprietà di permeabilità magnetica.

Le prove di durezza sono pertanto importanti dal punto di vista tecnologico, poiché sono prove non distruttive che consentono di risalire indirettamente a molte caratteristiche del materiale in esame quali:

  • resistenza alla trazione
  • tenacità
  • eventuale incrudimento
  • resistenza all’abrasione.

Per classificare i materiali in base alla durezza è sufficiente mettere in ordine crescente i valori ottenuti: in tal modo si ottiene una scala di valori detta Scala di Mohs, costituita da 10 materiali campione (fig. 3).


Fig.3 Scala di Mohs

Nella pratica comune non è conveniente indicare la durezza di un corpo confrontandola con quella di uno dei materiali della Scala di Mohs, in quanto per molti materiali il valore di durezza è intermedio (14).
Un sistema per poter determinare la durezza dei materiali consiste nel misurare la superficie creata da una penetratore di materiale ‘duro’ sul materiale in esame. La durezza è infatti funzione inversa della superficie dell’impronta, in particolare la durezza è una funzione del diametro delle diagonali dell’intaccatura: una diminuzione della misura dell’intaccatura indica un materiale più duro (fig. 4).



Fig.4 Durezza crescente per il test di Vickers

Le intaccature ottenute sulla superficie dei campioni di composito sono troppo piccole per essere visibili ad occhio nudo: le misurazioni sono state effettuate usando uno stereomicroscopio (200X).
La misurazione e il confronto della durezza sui lati opposti di un provino permette di valutare la profondità di polimerizzazione delle resine composite (15).Poichè parte dell'energia luminosa della lampada è assorbita dalle aree più superficiali del restauro, le aree più profonde possono non essere polimerizzate completamente; il rapporto tra intensità luminosa e profondità di polimerizzazione è infatti di tipo logaritmico (fig. 5)


Fig. 5 Profondità di polimerizzazione in rapporto all'intensità luminosa

Per la stima della durezza vengono utilizzate diverse metodiche: tra esse il metodo di Vickers prevede l’impiego di penetratori di diamante aventi forma piramidale con base quadrata.

Le prove di durezza Vickers sono, a livello industriale, tra le più utilizzate, in quanto consentono di ottenere dati per tutti i tipi di materiali, dai più teneri ai più duri, con la possibilità di compararli tra loro. I dati relativi alla prova di durezza Micro-Vickers sono determinati dal rapporto tra il carico applicato al penetratore e la superficie d’impronta.

Gli indici di microdurezza Vickers sono pertanto espressi dalla formula:

dove la diagonale d dell’impronta è misurata in m ed il carico applicato al penetratore è dato in g.

La costante moltiplicativa (C=1,8544) è l’espressione del rapporto tra gli angoli alla base e l’angolo al vertice del diamante che costituisce il penetratore.
Le prove di durezza Vickers sono state eseguite, modificando la tecnica applicata in analoghe ricerche (16,17), utilizzando un durometro Otto-Wolpert: è stato impiegato un penetratore di diamante a forma di piramide a base quadrata in cui l’angolo al vertice è di 136°±30’ (fig. 4,5).


Fig.4 Durometro Otto-Wolpert



Fig. 5 Schema del penetratore utilizzato per le prove di durezza Vickers

Su ciascun provino è stato applicato un carico di 100 g per 15 secondi e per ogni lato del provino sono state effettuate tre prove a caso sulla superficie.
I risultati sono stati tra loro confrontati calcolando il Grado di Durezza (Hardness Ratio = HR) corrispondente al rapporto tra la durezza Vickers del lato B e quella del lato A (lato applicazione puntale). L’HR ideale dovrebbe essere il più possibile vicino a 1; la polimerizzazione è efficace con HR uguali o superiori a 0,8 (18).

Risultati

La media dei valori di durezza Vickers ottenuti nelle prove sono riportati nella tabella 1, nella tabella 2 si trovano i Gradi di Durezza riferiti ai valori precedenti; i risultati sono illustrati graficamente nelle figure 6 e 7.

Resina composita e tempo di polimerizzazione

Media durezza lato A

Media durezza lato B

Quixfil 10 secondi

61,3

39,78

Quixfil 20secondi

60,73

55,1

Esthet·X 10 secondi

55,01

20,24

Esthet· X 20 secondi

54,82

32,5

Tabella 1 - Valori di durezza Vickers

Resina composita e tempo di polimerizzazione

Grado di Durezza (HR)= Lato B/Lato A

Quixfil 10 secondi

0,64

Quixfil 20secondi

0,9

Esthet·X 10 secondi

0,36

Esthet· X 20 secondi

0,59

Tabella 2 - Grado di Durezza (HR)


Fig. 6 Rappresentazione grafica dei risultati ottenuti


Fig. 7 Grado di durezza

Discussione e conclusioni
In tutti i gruppi di campioni si osserva, confrontando lato A e lato B, una riduzione della durezza Vickers del composito tanto maggiore, quanto minore è il tempo di polimerizzazione utilizzato.

Confrontando i Gradi di Durezza e tramite l'inferenza statistica, la differenza di durezza tra lato A e B dei campioni di Esthet·X è risultata statisticamente significativa (P<0,01) sia con tempi di irraggiamento di 10, che di 20 secondi.
Quixfil ha prodotto una differenza significativa (P<0,01) tra i due lati solo se polimerizzato per 10 secondi. Per polimerizzare il composito Quixfil a 4 mm di profondità è necessario applicare una sorgente luminosa, all’intensità di 800 mW/cm², per 20 secondi. Dopo 10 secondi di esposizione alla fonte luminosa il materiale non risulta indurito in maniera sufficiente.

Per quanto riguarda il composito Esthet·X, non è consigliabile polimerizzare strati superiori ai 2 mm: aumentando gli spessori di materiale si ottiene una profondità di polimerizzazione insufficiente.

Il nuovo composito Quixfil è dotato di caratteristiche innovative: presentando una profondità di indurimento elevata (4 mm) può essere inserito, e quindi polimerizzato, nella maggior parte delle cavità in un unico apporto. Ulteriori studi dovranno essere realizzati per accertare l'entità del gap marginale all'interfaccia dente-composito.

Bibliografia

  1. Brannstrom M. Communication between the oral cavity and the dental pulp associated with restorative treatment. Oper Dent 1984; 9: 57-68
  2. Brannstrom M., Nyborg H. Pulpal reaction to composite resin restoration. J. Prosthet Dent. 1972; 27: 181-189
  3. Goracci G, Casa de' Martinis L, Mori G. Gap marginale nei restauri in composito. Due metodi di polimerizzazione. Dental Cadmos 1994; 13: 50-81
  4. Goracci G, Mori G, Casa de' Martinis L. Polimerizzazione di materiali compositi: valutazione di due metodi. Dental Cadmos 1993; 7: 50-63
  5. Mangani FM, Vanini L, Cocchia D, Condò S. Polimerizzazione rapida delle resine composite: valutazione delle lampade al plasma. Dental Cadmos 2000; 6: 61-70
  6. Vanini L, Toffenetti F. Nuovi concetti estetici nell’uso dei materiali compositi. ISBS, Castelnuovo Don Bosco(AT), 1995
  7. Versluis A, Douglas WH, Cross M, Sakaguchi RL. Does an incremental filling technique reduce polymerization shrinkage stresses? J Dent Res 1996; 75(3): 871-878
  8. Versluis A, Tantbirojn E, Douglas WH. Does dental composite always shrink towards the light? J Dent Res 1998; 77(6): 1435-45
  9. Cisternino A, Lombardini M, Genova U, Dagna A, Poggio C. Lampade e metodiche di fotopolimerizzazione: valutazione della durezza Vickers. I Simposio SIDOC, Pavia, 9 marzo 2002 Poster Abstracts. La Goliardica Pavese.
  10. Hofmann N, Hugo B, Schubert K, Klaiber B. Comparison between a plasma arc light source and conventional halogen curing units regarding flexural strength, modulus and hardness of photoacivated resin composites. Clin Oral Investig 2000; 4(3): 140-7
  11. Okada K, Tosaki S, Hirota K, Hume WR. Surface hardness change of restorative filling materials stored in saliva. Dent mater 2001; 17: 34-39
  12. Manhart J, Chen HY, Hickel R. The suitability of packable resin-based composites for posterior restorations. JADA 2001; 132(5): 639-45
  13. Craig RG. Materiali per l’odontoiatria restaurativa. Masson, Milano, 1998
  14. Mc Cabe R. Materiali dentari. Masson, Milano, 1989
  15. Kurachi C, Tuboy AM, Magalhaes DV, Bagnato VS. Hardness evaluation of a dental composite polymerized with experimental LED-based devices. Dent Mater 2001; 17: 309-315
  16. Park SH, Krejci I., Lutz F. Microhardness of resin composites polymerized by plasma arc or conventional visible light curing. Oper Dent 2002; 27(1): 30-7
  17. Sharkey S, Ray N, Burke F, Ziada H, Hannigan A. Surface hardness of light activated resin composites cured by two different visible light sources: an in vitro study. Quintessence Int 2001; 32(5): 401-5
  18. Portugal J, Bernardo MF, Pereira C, Ortet J, Leitao J. Effect of light curing time on the effectiveness of composite polymerization. Academy of Dental Materials, 2001

Would you like
to co-operate with us?

The invitation is for all the collegues who wish to develop a specific subject or present clinical case-reports of particular interest in the field of Restorative Dentistry, Endodontics and Periodontics.

Texts and photographic- radiographics material must comply with the Instructions to Authors.

Further request for information and explanation, or suggestions of scientific articles/papers about subjects different from the above mentioned ones, may be sent direct to dental-smile@bec.it