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Il dolore di origine endodontica:
diagnosi differenziale
Luca Testarelli
Universita’ Degli Studi Di Roma “La
Sapienza”,
Facoltà Di Medicina E Chirurgia
Istituto Di Clinica Odontoiatrica
Direttore: Prof. Giovanni Dolci
RIASSUNTO
I tre casi presentati dimostrano solo alcune condizioni dubbie che frequentemente
si presentano nello studio odontoiatrico durante l’espletamento
dell’attività clinica. Ogni paziente presentava differenti
patologie e sintomatologie che tuttavia mostravano una chiave di lettura
comune: la capacità propria dell’endodontista, e quindi anche
del dentista generico, di raccogliere ed ordinare tutte le informazioni
ottenute durante la visita per analizzarle accuratamente e criticamente.Quindi
si può affermare che la valutazione di ogni caso clinico deve necessariamente
iniziare con una anamnesi accurata per poter individuare sia la sintomatologia
preminente che la possibile presenza di patologie che siano in grado di
mimare problematiche di tipo dentale. Successivamente si deve provvedere
a raccogliere tutte le informazioni cliniche ottenute attraverso l’esecuzione
dell’esame obiettivo e soggettivo integrandole con l’esame
radiografico. Per quanto concerne il test di vitalità pulpare occorre
precisare che rappresenta un ottimo ausilio per il clinico ma essendo
in grado di creare, in ciascun dente, una sintomatologia dolorosa, presuppone
una perfetta conoscenza degli effetti che può indurre al fine di
evitare errori diagnostici. Pertanto è necessario che il clinico
valuti bene due importanti variabili: il tempo di insorgenza del dolore
e la durata dopo la cessazione del contatto. In conclusione da quanto
fin ora emerso appare chiaro come l’odontoiatra debba riflettere
accuratamente su quali informazioni devono essere acquisite durante la
fase investigativa della diagnosi e su come doverle interpretare. Pertanto
qualora i dati ottenuti non concordino con le conclusioni a cui l’odontoiatra
è giunto sarà opportuno correggere il piano di trattamento
in base ai risultati ottenuti. Tuttavia appare doveroso precisare come
lo specialista in endodonzia possa fornire un illustre parere nella diagnosi
dell’insorgenza di sintomatologie dolorose, in virtù del
suo speciale addestramento ed della sua esperienza nella diagnosi e nel
trattamento di casi insoliti.
SUMMARY
The three cases studies presented demonstrate a few common diagnostic
dilemmas encountered daily in dental office. Each cases presents a patients
with different complaints and symptoms. What each case shares is the need
for dentist to use his/her knowledge and critical thinking skills to gather
and sort through all available information to determine the correct diagnosis.
Each evaluation begins with an interview of the patient to ascertain the
chief complaint. Next, clinical information must be collected through
subjective, objective, and radiographic examinations. Pulp testing is
intended to reproduce patient’s chief complaint in the controlled
environment of the dental operatory. Tests should recreate, individually
for each tooth, the stimulus that elicits pain. The clinician must keep
in mind that thermal pain is caused by vital pulp tissue and use appropriate
test to determine the source. In conclusion the endodontists can be a
valuable resource because of their special training and experience in
diagnosis and treating difficult and unusual cases.
Parole Chiave: Endodonzia, Diagnosi, Dolore pulpare
Key Words: Endodontics, Diagnosis, Pulpal pain.
INTRODUZIONE
Nella pratica clinica spesso il dolore che interessa il distretto oro-facciale
risulta essere di origine endodontica; anche se quest’ultimo può
presentarsi, in base anche al tipo di patologia che interessa la polpa
ed i tessuti periradicolari, sotto diverse forme, che possono essere confuse
facilmente con altre patologie algiche dentali e non. Per effettuare una
diagnosi corretta, e quindi un valido piano di trattamento, l’endodontista,
e più in generale l’odontoiatra, dovrebbe seguire scrupolosamente
alcune linee guida che sempre possano accompagnarlo durante l‘espletamento
della sua professione (1).
- INDIVIDUAZIONE DELLA SINTOMATOLOGIA PREMINENTE. Spesso
accade che patologie significanti della polpa o periradicolari possono
essere del tutto asintomatiche, ma, nel momento in cui il paziente riferisce
dolore, il clinico ha come obiettivo principale quello di scoprire la
localizzazione e la causa del problema (2-3).
- REALIZZARE UNA COMPLETA ANAMNESI MEDICA ED ODONTOIATRICA.
Prima di effettuare una qualsiasi manovra terapeutica occorre eseguire
una corretta anamnesi, e tale regola va rispettata quando il trattamento
che si vuole intraprendere è di tipo endodontico. Infatti raccogliendo
informazioni utili dal paziente si può capire se il problema
è o non è di tipo pulpare e/o periradicolare. Tale premessa
è necessaria perché in molti casi patologie che interessano
il parodonto, l’osso, il naso, gli occhi, i vasi sanguigni ed
altre strutture sono in grado di determinare una sintomatologia dolosa
che può interessare, come per le problematiche endodontiche,
anche i muscoli mimici. Tuttavia esistono anche altre patologie sistemiche
- quali nevralgie, sclerosi multipla, cardiopatie ischemiche, e disordini
nervosi- che possono indurre un dolore del tutto analogo a quello dentale.
Pertanto al fine di evitare errori diagnostici ed escludere, con sicurezza,
tutti i casi di dolore oro-facciale non riconducibili ad una origine
endodontica, il clinico dovrebbe effettuare una accurata ed attenta
anamnesi (sia medica che odontoiatrica) per identificare e documentare
tutti i sintomi e i segni clinici.
- ESEGUIRE CORRETTAMENTE GLI ESAMI OBIETTIVI. Gli esami
obiettivi che rappresentano un valido ausilio per l’odontoiatra
nella realizzazione di una corretta diagnosi sono i seguenti: esame
intra ed extraorale, test di vitalità pulpare ed esame radiografico.
L’esame extraorale, si realizza attraverso due modalità:
l’ispezione e la palpazione. L’ispezione consente al clinico
di valutare sia la presenza di asimmetrie e tumefazioni del volto (ad
esempio legate ad una reazione infiammatoria acuta dei tessuti periradicolari
di origine endodontica), che di fistole cutanee (di solito conseguenza
della riacutizzazione di un processo infiammatorio cronico). Mentre
attraverso la palpazione si può determinare la tumefazione e
la dolorabilità delle stazioni linfonodarie dell’area relativa
al processo infiammatorio, ed anche la mobilità, la dolorabilità
e la consistenza delle tumefazioni evidenziate attraverso l’ispezione
(4).
L’esame obiettivo intraorale si realizza attraverso varie procedure:
l’ispezione, la palpazione, il sondaggio e la percussione. L’ispezione
valuta la presenza di tumefazioni orali e/o vestibolari, una fistola
mucosa, una cicatrice, lo stato di igiene orale e la condizione degli
elementi dentali (colore, processi cariosi, fratture coronali, condizioni
di restauri dentali, abrasioni ed erosioni). La palpazione a livello
dentale stabilisce il loro grado di mobilità, mentre a livello
dei tessuti molli definisce la consistenza, la dolorabilità e
l’estensione delle zone tumefatte. Il sondaggio invece, permette
di valutare lo stato dei livelli ossei evidenziando la presenza di tasche
parodontali, di tragitti fistolosi ed eventuali compromissioni delle
forcazioni. Infine, attraverso la percussione degli elementi dentali,
si evidenzia, qualora si abbia comparsa di dolore, la presenza di un’infiammazione
acuta del legamento parodontale (5).
Il test di vitalità pulpare consente invece di valutare lo stato
di salute dell’elemento dentale. Per ragioni di praticità
e di costi vengono di solito utilizzati test termici ed in particolare
sorgenti fredde. Le fonti di freddo impiegate per la realizzazione del
test sono: acqua ghiacciata o lapis di ghiaccio, cloruro di etilene,
difluorodiclorometano e neve carbonica. Tali presidi vengono applicati
direttamente sul dente da testare (a livello del colletto ove lo spessore
dello smalto, che è un cattivo conduttore termico, è molto
sottile) per 5 secondi e quindi si valuta il tipo di risposta: a) dente
sano il dolore compare dopo un breve periodo di tempo e recede con la
rimozione dello stimolo, b) dente con patologia pulpare reversibile
il dolore compare in tempi più brevi ed anche in questo caso
scompare allontanando lo stimolo, c) dente con patologia pulpare irreversibile
può presentare due possibilità: il dolore compare rapidamente
ma non recede con la rimozione dello stimolo, ovvero lo stimolo freddo
allevia il dolore anziché indurlo (6-7).
L’esame radiografico ha come caratteristica preminente che oltre
a poter confermare a livello del segmento coronale tutti i dati ottenuti
con l’esame obiettivo (stato, estensione del restauro, lesioni
cariose, etc.) fornisce informazioni relative al distretto radicolare
confermando o meno l’origine endodontica del problema (compromissioni
delle formazioni, difetti ossei angolari, calcificazioni, riassorbimenti,
presenza ed estensione di radiotrasperenze, etc.) (8-9-10).
- ANALISI DEI DATI RACCOLTI. Risulta necessario valutare
tutti i dati ottenuti dai precedenti esami in quanto considerando una
sola parte del puzzle diagnostico il clinico non è in grado di
effettuare una corretta diagnosi, anzi spesso può incorrere in
errori diagnostici anche grossolani.
- FORMULAZIONE DI UNA CORRETTA DIAGNOSI E DI UN APPROPRIATO
PIANO DI TRATTAMENTO. Nonostante quanto fin ora affermato appare
chiaro come risulti critico sia decidere quando sia corretto effettuare
la terapia endodontica, sia stabilire i tempi per effettuarla. In altre
parole scegliere se procedere immediatamente o in tempi successivi al
trattamento dell’endodonto tenendo presente però, che tale
scelta debba essere scevra da conseguenze avverse per il paziente.
CASI CLINICI
I CASO
La Sig.ra B.C. si è presentata alla nostra osservazione a seguito
della comparsa di un forte dolore nella regione molare destra manifestatosi
durante l’assunzione di bibite fredde riferito a livello dell’elemento
dentario 4.7, che, come da lei stessa avvertito, presentava una leggera
mobilità. Tale condizione lasciava presupporre un processo infiammatorio
o degenerativo della polpa vitale in un dente già compromesso da
un punto di vista parodontale anche se in genere è ragionevole
ipotizzare un coinvolgimento pulpare grave (lesioni endoparodontali primarie
con insorgenza parodontale e successivo interessamento dell’endodonto)
solo nei casi avanzati della malattia parodontale. Dall’analisi
radiologica si evidenziava infatti che la paziente presentava anche un’ampia
otturazione di vecchia data e di notevole estensione del 4.8 (Fig.1).
In base a quanto emerso dalla radiografia endorale, si è scelto
non solo di effettuare il test di vitalità pulpare direttamente
sul dente che secondo la paziente era responsabile del dolore ma anche
sul 4.8. Si è inoltre provveduto ad effettuare su entrambi i denti
un test di percussione per poter stabilire se fosse o meno presente una
parodontite periapicale, data l’elevata frequenza con cui risulta
associata ad una pulpite irreversibile. In sintesi è emerso che
la paziente riferiva dolore non sul dente presunto ma sul 4.8, che ha
fornito una risposta decisamente alterata al test termico maggiore intensità
e permanenza dello stimolo doloroso mentre il 4.7 ha procurato solo minime
alterazioni, più precisamente una lieve sensibilità allo
stimolo termico. Il dente interessato (il 4.8) non presentava lesioni
cariose in atto, recessioni gengivali rilevanti e dolore alla percussione
nè era stato sottoposto recentemente a trattamenti odontoiatrici.
Dai dati così ottenuti è stata diagnosticata una pulpite
irreversibile del 4.8 e la terapia si è orientata sul trattamento
endodontico immediato.
Occorre precisare come in questo caso l’antibiotico-terapia non
trovi indicazione alcuna in quanto la polpa dentale era ancora vitale
(11).
Fig.1: radiografia endorale del 4.7 e del 4.8.
II CASO
Il paziente G.D. si è presentato presso il nostro studio odontoiatrico
a causa della comparsa di una sintomatologia algica in zona molare superiore
Dx correlata a stimoli termici. Il paziente infatti rammentava un iniziale
ed occasionale dolore durante l’assunzione di acqua fredda. Dopo
tale episodio la sintomatologia appariva soprattutto come conseguenza
dell’assunzione di cibi o bevande calde. Immediatamente è
stato chiesto al paziente di individuare il dente causa del dolore, ma
a tal quesito abbiamo ricevuto una risposta dubbia. Infatti il paziente
lamentava dolore a livello del 1.7, che era stato devitalizzato alcuni
mesi prima e che, a suo dire, era sempre rimasto dolente agli stimoli
termici. Dopo aver effettuato una corretta anamnesi la nostra attenzione
si è concentrata sul 1.6 che presentava una otturazione abbastanza
estesa effettuata circa cinque anni prima. È stata eseguita una
radiografia endorale (fig.2) nell’area interessata dal dolore che
ha mostrato una radiotrasparenza apicale sulla radice mesiale del 1.6.
Pertanto per effettuare una diagnosi di certezza è stato eseguito
un test di vitalità pulpare termico al fine di stabilire quale
dente fosse realmente responsabile della sintomatologia. Il test è
stato effettuato prima sul 1.7, senza provocare alcun sintomo doloroso,
che invece si presentava a livello del 1.6 e svaniva pochi secondi dopo
la stimolazione. Entrambi i denti (1.6 e 1.7) presentavano un modico dolore
alla percussione anche se lievemente maggiore sul 1.6. Alla luce dei dati
così ottenuti è stata confermata la diagnosi di pulpite
irreversibile del 1.6 complicata da una parodontite periapicale acuta.
Fig. 2: radiografia endorale del 1.5, 1.6, 1.7.
III CASO
F.R. si è presentato presso il nostro studio dentistico riferendo
la comparsa di un dolore intermittente e spontaneo, che si acutizzava
durante la masticazione nell’area relativa ai premolari superiori.
Sull’elemento dentale 1.5 era stato eseguito un restauro protesico,
mentre il 1.4 presentava una otturazione distale in amalgama. Sia il 4
che il 5 elemento dentario mostravano un lieve dolenzia alla percussione
e alla palpazione è stata evidenziata una tumefazione a livello
della regione compresa fra i due denti. Dalla radiografia endorale si
notava una piccola lesione periapicale a livello del 1.4 (Fig.3). Tuttavia,
prima di intraprendere una terapia endodontica, per maggior sicurezza
è stato effettuato un test di vitalità pulpare termico (freddo).
Dopo stimolazione del 1.4 non si è registrato alcun fenomeno doloroso.
Pertanto come conseguenza di tale esperienza si è pensato che probabilmente
il problema era legato al 1.4 e non al 1.5 effettuando diagnosi di necrosi
pulpare del 6 con ascesso periapicale acuto, da trattare con terapia endodontica.
Fig.3: radiografia endorale del 1.3, 1.4, 1.5, 1.6,
1.7.
CONCLUSIONI
In conclusione si può affermare come una corretta diagnosi sia
spesso legata ad una globale valutazione della sintomatologia riferita,
dei test (percussione e termico) clinici e dell’esame radiografico.
Se infatti ci si limitasse ad analizzare i dati ottenuti con un solo test
sarebbe facile incorre in errori diagnostici, in quanto risulta spesso
difficile per il paziente localizzare il dente fonte della sintomatologia
dolorosa ed altrettanto spesso si possono avere risposte dubbie ai singoli
test, in virtù di una certa imprecisione delle suddette analisi
e del tipo di flogosi che interessa il fascicolo vascolo-nervoso.
Per tali motivi è necessario conoscere accuratamente da parte dell’operatore
i quadri patologici pulpari e periapicali, distinguendoli da altre patologie
algiche di origine oro-facciale locale e/o sistemica, e le possibilità
e i limiti per non farsi “ingannare” quando si ottengono risposte
dubbie o apparentemente contraddittorie.
BIBLIOGRAFIA
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therapy. Dent Clin North Am. 1969 Oct;13(4):769-82.
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endodontico di lesioni periapicali. Il Dentista Moderno 2002; 5(XX):
51-56.
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