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Servizio di Chirurgia Orale I - U.O.A.D.U. Odontostomatologia
- Direttore Prof. P. Bracco D. Pasqualini, F. Erniani, D. Coscia Indicazioni all'avulsione dei terzi molari L'avulsione dei terzi molari è la prestazione ambulatoriale più frequentemente effettuata dai chirurghi orali e maxillo-facciali (1). In questi ultimi tempi questo argomento, considerato per anni consolidato
nel suo iter diagnostico e terapeutico, è ritornato ad essere oggetto
di discussione presso la comunità scientifica internazionale. Nel 1979 il National Institute of Dental Research, del National Institute of Health (NIH) statunitense sponsorizzò una Consensus Development Conference (2) sull'avulsione dei terzi molari, organizzata in cinque workshops focalizzati sui seguenti argomenti:
I partecipanti raggiunsero un accordo pressochè unanime su alcuni punti. Vennero confermate le indicazioni all'avulsione dei terzi molari associati a patologia o sintomatici: carie, anche del secondo molare, per permetterne il recupero conservativo (fig.1), pericoroniti (fig.2a-b), cisti, tumori e riassorbimenti dei denti adiacenti.
La minore morbidità riscontrabile nei pazienti giovani rispetto agli anziani, indicava che il momento più propizio per l'estrazione era quando il dente aveva raggiunto i due terzi del suo sviluppo . Venne inoltre affermato che non esisteva evidenza scientifica che giustificasse l'avulsione profilattica dei terzi molari per prevenire l'affollamento dentario anteriore (fig 3).
Ognuno dei cinque workshops emise raccomandazioni affinchè si producessero ulteriori studi longitudinali a breve e lungo termine. Nel 1992 Mercier e Precious (1) pubblicarono una revisione della letteratura analizzando i rischi e i benefici connessi con l'avulsione dei terzi molari inclusi e ipotizzando quattro diverse situazioni cliniche:
Gli stessi autori conclusero che esistevano criteri ben definiti per l'avulsione dei terzi molari inclusi, ma che non era ancora possibile stabilire indicazioni e controindicazioni assolute per quelli asintomatici, poiché non esistevano studi a lungo termine che dimostrassero il beneficio per il paziente in caso di estrazione precoce o di mantenimento dell'elemento dentario. La prudenza avrebbe guidato il clinico attraverso il processo decisionale fondato sui metodi tradizionali, sempre dando la priorità al benessere del paziente. Nel 1993 l' American Association of Oral and Maxillofacial Surgeons organizzò un Workshop on the management of patients with third molar teeth (3) che si proponeva i seguenti obiettivi: revisione e analisi oggettiva della letteratura, sviluppare linee guida per la gestione del paziente con terzi molari e identificare strategie di ricerca. Ad ognuno dei 22 partecipanti (noti chirurghi orali e maxillofacciali, un ortodontista ed un epidemiologo) vennero inviate le copie di 186 articoli selezionati fra 1120 dalla commissione organizzatrice. Prima del Workshop i convenuti effettuarono un'ulteriore selezione eliminando gli articoli con un debole "coefficiente di evidenza scientifica", giungendo ai definitivi 55 articoli sui quali si fondarono i lavori, suddivisi in cinque sottogruppi:
Secondo le conclusioni del workshop non era dimostrato che i terzi molari fossero direttamente responsabili dell'affollamento dentario anteriore, quanto piuttosto dell'affollamento dentario posteriore o di segmenti di arcata (fig.4a-b).
L' uprighting e l'eruzione fisiologica dei terzi molari poteva avvenire fin verso i 25 anni di età. I terzi molari rappresentavano un fattore di rischio per l'accumulo di parodonto-patogeni, quindi per la salute parodontale, in particolare del secondo molare. Non era dimostrata alcuna correlazione tra disturbi dell'articolazione temporo-mandibolare e terzi molari inclusi. Il workshop emanò inoltre delle linee guida (Tab.1) Questo lavoro di revisione critica della letteratura è il più completo e sistematico che sia mai stato effettuato in questi ultimi anni. Ad esso fanno anche riferimento le linee guida del Comitato Intersocietario di Coordinamento (CIC), (accessibili al sito www.infodent.it/cic), che accoglie la maggior parte delle società scientifiche odontoiatriche italiane accreditate. Anche il Servizio di Chirurgia Orale presso il quale gli autori prestano la loro opera utilizza il lavoro sopracitato per indirizzare le proprie scelte terapeutiche. Gli stessi autori da alcuni mesi stanno svolgendo uno studio statistico (TAB. 2) che si propone di definire le caratteristiche cliniche, le indicazioni alla terapia e le modalità di invio dei soggetti affluenti ad un servizio specialistico di chirurgia orale. Appena disponibili, i dati verranno pubblicati. Un atteggiamento più cauto è emerso in Gran Bretagna nel 1995 dal National Third Molar Project (4). In questo studio, effettuato monitorando per un mese 9.248 pazienti, afferiti presso strutture pubbliche e private, per un totale di 26.577 terzi molari, l'analisi dei dati mostrò che il 20% di essi non era stato estratto, il 45% era stato estratto per patologia e il 35% era stato estratto in assenza di patologia. La causa più frequente di estrazione (39,5%) era la pericoronite. Il 78 % degli elementi inferiori estratti erano sintomatici o associati a patologia, anche dei denti adiacenti. La maggior parte delle estrazioni era stata effettuata in anestesia generale, a differenza degli USA e delle altre nazioni dove era preferita l'anestesia locale. La conclusione dello studio giustificava una più appropriata tendenza ad intervenire in caso di presenza di patologia o sintomatologia evidente, anche in considerazione dei rischi biologici connessi alla procedura e dei costi economici sostenuti dal sistema sanitario. In conclusione, risulta evidente la necessità di promuovere ulteriori studi scientifici a lungo termine, soprattutto nei confronti dei terzi molari asintomatici. Per ciò che concerne le indicazioni ortodontiche all'estrazione, non è corretto inviare il paziente per l'intervento senza aver effettuato un accurato studio del caso, comprendente obbligatoriamente, soprattutto nelle germectomie dei terzi molari in età evolutiva, l'analisi cefalometrica e le previsioni di crescita (fig.5a-b).
Considerazioni ortodontiche cefalometriche (5) rendono evidente come, nei casi iperdivergenti (open basali), l'estrazione dei germi dei terzi molari abbia una chiara indicazione. La loro presenza favorisce la mesializzazione degli elementi dentari, specialmente dell'arcata inferiore, creando nel tempo affollamento in ogni settore, prevalentemente in quello frontale. Sempre nell'iperdivergente sono frequentissimi, fra i Disordini Craniomandibolari (DCM), quelli provocati da precontatti statici e dinamici, specialmente in lateralità, a livello degli ottavi, una volta erotti. Quindi va vista come profilassi dei DCM l'estrazione dei terzi molari in questa tipologia dolicocefala, la più frequente alle nostre latitudini. E' importante distinguere comunque queste estrazioni da quelle pretestuose di chi attribuisce agli ottavi affollamento anteriore derivante da trattamenti mal condotti e mal rifiniti. In questo caso le estrazioni non serviranno mai a recuperare gli affollamenti, ma solo ad evitarne l'aggravamento, comunque sempre e soltanto nell'iperdivergente. Oltre a ciò, in questa tipologia, spesso si sommano problematiche locali che indicano con sicurezza l'estrazione. Per ciò che riguarda l'ipodivergente, osservando i vettori di forza che si estrinsecano a livello degli ottavi, è facile valutare come questi siano a risultante prevalentemente verticale e/o addirittura distalizzante. E' evidente che nella stragrande maggioranza dei casi non vi sia indicazione alcuna all'estrazione dei germi degli ottavi come prevenzione dell'affollamento frontale. Del resto è assioma ortodontico la controindicazione al trattamento con estrazione di qualsiasi dente. Si distingueranno i casi in cui esistono indicazioni locali, i quali sono più frequenti nel brachitipo piuttosto che nel tipo longilineo. Qualora la scelta terapeutica fosse il "non intervento" è estremamente importante monitorare nel tempo il paziente, clinicamente, anche attraverso il sondaggio parodontale distale al secondo molare (fig.6a-b), e radiograficamente.
Un esempio a supporto di questa affermazione viene dato da alcuni casi clinici mostrati di seguito. Essendo solo dei case reports, essi non hanno alcun valore scientifico e statistico, ma mostrano come una scelta attendistica, non seguita da un costante monitoraggio, possa rappresentare, a lungo termine, un maggiore costo biologico per il paziente rispetto all'avulsione eseguita a tempo debito. ... CON IL SENNO DI POI ... Carrellata di casi clinici: figg. 7-8-9
Bibliografia essenziale
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